lunedì 30 gennaio 2017

I giorni della Merla - la più cruenta versione Salentina

Da nord a sud, tutta Italia conosce più o meno bene la locuzione: I GIORNI DELLA MERLA, con cui si indicano gli ultimi tre giorni di gennaio.

Secondo la tradizione, si tratta dei giorni più freddi dell’anno, oppure se non i più freddi, di solito sono giorni in cui, dopo qualche afflato primaverile, l’inverno torna a farsi sentire più tetro che mai.
Le leggende sono innumerevoli e parlano di giorni che gennaio prese in prestito a febbraio, parlano di merli che, un tempo bianchi, si macchiarono indelebilmente di fuliggine per riscaldarsi in canne fumarie…

In Salento, la storia è ben diversa e i giorni della merla si colorano di tinte fosche, del colore della carne bruciata, più che delle piume sporche.
Mi riferisco alla storia, come me l’ha riferita mio padre, secondo la tradizione del suo paese (Galugnano). I giorni della vecchia, li chiama lui. E i merli non c'entrano nulla.

Tanti, tanti anni fa, in un tempo ormai perduto nelle volute dei recenti calendari, era Gennaio a contare 28 giorni, mentre Febbraio ne aveva 31. Gennaio era un mese detestato e disprezzato, poiché freddo, buio e triste; mese in cui il cupo sonno della natura era più simile a una morte, che a un letargo carico di primaverili attese. Tutt'altra storia per Messer Febbraio, mese di carnascialesca rinascita, ambasciatore della ventura bella stagione, periodo di temperature un po’ più miti e padre di giornate più lunghe.

L'anno in cui si svolge la nostra storia, Gennaio era stato particolarmente aggressivo, aveva soffiato tramontane da sradicare interi giardini, aveva scagliato contro le case aghi di ghiaccio e pugni di grandine.
Alla periferia del paese, in una casupola molto provata dalle intemperie, tutta sola, viveva una vecchia, che di inverni ne aveva visti assai, ma così freddi non ne ricordava.

La mattina del 28 Gennaio, la vegliarda si svegliò tutta contenta, 'che ormai Febbraio era alla porta e avrebbe portato giornate migliori, più lunghe, più calde. Ritta sulla soglia di casa, quella mattina, la donna canzonava Gennaio: - Non ce l’hai fatta nemmeno quest’anno, a buttarmi giù la casa, nemmeno quest’anno mi hai ammazzata di freddo! Vai, via Gennaio, non mi piaci, non piaci a nessuno. -  E rideva, la vecchia, che pareva matta.

La donna, qualche giorno avanti, aveva comprato la lana nuova per farsi una bella coperta per l’inverno successivo. Quella che aveva da tanti anni era tutta bucata e piena di tarli. Per salutare il venturo febbraio, fece un bel falò nell'orto e ve la gettò. - Da domani mi basta il calduccio del braciere e una coperta leggera. - Non si impegnò nemmeno a far legna. La poca che aveva in casa bastava per cucinare e scaldare l’acqua. Ad altro non sarebbe servita.

Gennaio, creatura dal carattere rigido e vendicativo, come le sue temperature lasciano immaginare, se la legò al dito e pensò che, se la vendetta si gusta fredda, alla vecchiaccia l'avrebbe fatta gustare ghiacciata. Si recò da suo fratello, il barbuto Febbraio e gli chiese in dono tre giorni. Tanto gli bastava per avere soddisfazione dell’angheria subita.
Febbraio, buontempone e anche un po’ cialtrone, fu lieto di scombinare il calendario, ma in cambio volle che Gennaio convincesse padre Tempo a regalargli sei ore ogni anno; in tal guisa, ogni quattro anni avrebbe guadagnato un giorno in più e a Febbraio, le bizzarrie - si sa - son sempre garbate.
Gennaio intercesse col padre, per il fratello burlone e nacque l'anno Bisestile. In cambio, come promesso, Febbraio gli cedette i suoi ultimi tre giorni.

La vecchia, l’avevamo lasciata il 28 Gennaio, ridanciana e sguaiata sulla soglia di casa e a casa la ritroviamo il giorno dopo, sempre di ottimo umore. Immaginiamola vicino al fuoco, che prepara la caldaia col caffè e poi va ad aprire la porta per accogliere Messere Febbraio, con tutti gli onori.

Fu una brutta sorpresa, invece, ad accogliere lei. Spilli di ghiaccio, tuoni e fulmini, vento di maestrale, bufera di neve e…ancora Gennaio.
Ma com'è possibile? – urlò la vecchia al vento. - Gennaio, tu dovevi andare via! Oggi dovrebbe essere il Primo Febbraio!

Donna, hai osato prenderti gioco di me, che sono il primo mese dell’anno e il più importante tra i miei fratelli. Ora io ho 31 giorni e questi ultimi 3 li dedico alla tua avventatezza. Rimpiangi la tua coperta tarlata! I giorni della vecchia, saranno, ora e per sempre!

La povera vecchia, rimasta senza coperta di lana, con poca legna, crepava di freddo e non sapeva come riscaldarsi. Alimentò il fuoco nel focalire ma presto la legna terminò e fu costretta a bruciare il tavolo e poi le sedie. Si tratta di tre giorni – si disse – ce la posso fare. Bruciò il materasso e la credenza, ma ancora il freddo non accennava a diminuire. Il 31 Gennaio, non era rimasto più nulla da bruciare, sicché la vecchia salì sul tetto del forno comunale e si accovacciò nel comignolo, a godersi il calduccio del fuoco sottostante.

Ahimè, povera donna. Per tanti anni era sopravvissuta al rigido Gennaio, ma quella volta fu tracotante e ci lasciò le vecchie penne. Non il freddo, la ammazzò, ma il fuoco e il fumo della canna fumaria, che la trasformarono in un vecchio pezzo di carbone fumante.

Da allora, nessuno si prende più gioco di Gennaio, perché tutti sanno che, se lo desidera, può allungare le sue glaciali mani, ben oltre il tempo che gli è concesso e ammazzarci di freddo quando ormai non ce l’aspettiamo più. Da allora, ogni anno, gli ultimi suoi tre giorni, Gennaio li dedica alla vecchia, che rise di lui e non sopravvisse.